Diete vegetali

Diete vegetali

La dieta vegetariana/vegana viene spesso considerata un tipo di alimentazione “triste”, monotona, poco colorata, non appagante, scandita da sacrifici e rinunce. Si tratta di definizioni create forse da chi non l’ha mai provata, e di certo sottovaluta quanto piacere e gusto possa essere associato a una cucina che sappia sfruttare a pieno le virtu e le potenzialità delle centinai di alimenti di derivazione vegetale e dei loro infinite combinazioni.

Il mio obiettivo, da nutrizionista e da vegano, è quello di accompagnare chi si rivolge a me lungo il percorso che conduce a una corretta programmazione della propria dieta vegana o vegetariana per poter godere dei benefici e dei piaceri che questa scelta alimentare sa offrire.

Si tratta di un passaggio graduale, da vivere in modo libero e consapevole, mediante una progressiva mutazione nelle proprie abitudini, attraverso la scoperta di nuovi alimenti e nuovi sapori, e l’acquisizione di preziose conoscenze in fatto di nutrienti e necessità. Per questo, ho pensato alla figura del vegTutor.

Secondo le stime del 2010 della European Vegetarian Union, l’Italia è il paese europeo con il più alto numero di vegetariani; se ne contano infatti quasi 7 milioni. Questo numero, secondo il rapporto del 25 maggio 2011 dell’Eurispes (www.eurispes.it), è destinato a crescere e a raggiungere la ragguardevole cifra di 50 milioni di italiani nell’anno 2050.

Il mondo dell’alimentazione vegetariana non è univoco e al suo interno esistono molte sfaccettature a seconda della filosofia alimentare seguita.

Secondo tutte le più importanti associazioni internazionali che si occupano di nutrizione e dietologia, la dieta vegetariana e quella vegana, se ben pianificate, sono assolutamente salutari in qualunque fase della vita, inclusa la gravidanza, l’allattamento, l’infanzia e l’adolescenza. Il compito di un professionista dell’alimentazione è quello di aiutare chi decide di affrontare questa scelta di vita e alimentare a pianificare correttamente la sua dieta per evitare sbilanciamenti, o persino dannosi eccessi, volti a compensare fantomatiche carenze dovute all’assenza di carne.

 

Background

La Commissione Europea ha avviato un piano per la sostenibilità ambientale che prevede, tra le altre cose, che nelle mense pubbliche vengano ridotti consumo e utilizzo di carne, pesce, latticini e uova. Questo piano è stato recepito con decreto ministeriale 25/2011.

Le principali autorità scientifiche sovranazionali dicono infatti che la riduzione dei consumi di prodotti animali è l’unico mezzo rapido e allo stesso tempo efficace per contrastare i cambiamenti climatici.

Questo perché gli allevamenti intensivi poi, da cui proviene la quasi totalità di carne, latte, latticini e uova sono la seconda causa di emissione di gas serra e quindi di cambiamento climatico. In più contribuiscono ad inquinare mari, fiumi e terreni.

L’eccesso di proteine e grassi animali è poi tra i principali responsabili di obesità, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro, sovrappeso e obesità infantile.

Infine, sempre più persone ritengono inaccettabili le condizioni in cui vivono gli animali negli allevamenti.

Per queste diverse ragioni, tra le altre, sono sempre di più le persone che decidono di diminuire o eliminare del tutto dalla propria tavola i prodotti di origine animale e le imprese private e pubbliche che optano per regimi più “green” nel comparto alimentare.